Al Rifugio di Gorzone

Il rifugio di Gorzone

Arrivai al Rifugio di Gorzone a Darfo nel mese di settembre. Fu così che conobbi la Valcamonica. Mi fu facile imparare ad apprezzare la sua aria frizzante, i suoi boschi ricchi di profumi che non mi stancavo mai di odorare. I Volontari del Rifugio molto spesso ci accompagnavano a fare delle lunghe passeggiate ed io mi inebriavo di tutti quei nuovi odori che sentivo per la prima volta ma che mi sembravano già famigliari.   

Il bagnetto

Il clima in quel periodo era ancora caldo e spesso, dopo la passeggiata, potevamo rinfrescarci con dei bagni che i Volontari ci preparavano con tanta cura.

La mia permanenza al Rifugio

Il cibo non mancava mai, anzi !!! Spesso ci preparavano addirittura carne bollita dal sapore davvero squisito. Ero stata sistemata in un recinto molto ampio e con un compagno vivacissimo di taglia piccola ma con una vitalità inesauribile, un po' il contrario di me che amo invece starmene tranquilla senza concedere troppa confidenza a chicchessia. Non era lontano il periodo in cui mi trovai, ancora piccola, per strada e dovetti, mio malgrado, imparare a badare a me stessa, a difendermi da giovinastri che si prendevano gioco di me, a procurarmi il cibo ed a difenderlo dagli attacchi di altri cani che, come me, sulla strada dovevano per forza sfamarsi in ogni modo. Tutto questo, unito al distacco prematuro dalla mia mamma e dai miei fratellini, aveva contribuito a che costruissi una specie di corazza intorno a me così da difendermi preventivamente da chiunque e da qualsiasi cosa. Trascorrevo così gran parte delle mie giornate accucciata nella casetta che c'era nel nostro recinto, mi piaceva osservare tutto ciò che capitava intorno a me. Spesso vedevo entrare delle persone che parlavano con i volontari presenti, a volte li facevano entrare nel nostro recinto, il mio compagno correva loro incontro in cerca di qualche carezza, dimenava la coda pieno di felicità, zampettava sulle gambe delle persone che erano entrate poi, quando queste uscivano, tornava mogio mogio nella casetta e si rannicchiava vicino a me. Mi capitava a volte di vedere alcune di queste persone accompagnare fuori dal Rifugio un cane, pensavo lo portassero a fare una passeggiata ma, invece, non li vedevo più tornare. Incuriosita, dopo qualche volta che ebbi occasione di assistere a questo fatto, cominciai a chiedere in giro cosa potesse significare. Con mio stupore venni a sapere che i miei amici cani non tornavano perchè quelle persone li avevano adottati. Adottati .... ma cosa vuol dire ??? Altra scoperta !!!! Vuol dire che vengono portati a casa da queste persone, che se ne prendono cura e che li fanno vivere con loro. Raramente qualcuno di loro tornava, ma allora era ancor più triste. Quando questo accadeva, putroppo, la felicità di avere qualcuno con cui giocare, con cui trascorrere il proprio tempo, la propria vita, con cui scambiarsi affetto, coccole e giochi tramontava in un batter d'occhio come in un batter d'occhio era nata.

Adottata !!!!

Trascorsero così quattro mesi. L'inverno era alle porte ed il freddo iniziava a farsi sentire. Le giornate si erano accorciate ed i monti che circondavano il Rifugio contribuivano ad accelerare la venuta della notte. Me ne stavo sempre di più accucciata nella casetta che, con il tepore del mio corpo e del mio compagno, contribuivamo a scaldare un pochino. Spesso capitava che piovesse ed allora proprio non mettevo fuori nemmeno una zampa, mi ha sempre dato fastidio impiastricciarmi con il fango diversamente dal mio compagno che, invece, non badava assolutamente al fango e all'acqua. Fu proprio in una di queste giornate, caratterizzate da una leggera pioggerella, che vidi arrivare  al Rifugio una coppia. Io era uscita dalla mia casetta per sgranchirmi un po' le zampe e vidi che stavano parlando  con la Responsabile, poi si fermarono alla cuccia di Stan (un amico ospite del Rifugio che aveva l'abitudine di andarsene al mattino saltando le recinzioni per poi tornare la sera dopo aver girato per tutto il paese). Lui ovviamente non c'era, non era il tipo che si lasciava intimorire da una leggera pioggerella !!! Si trattennero per un po' a parlottare, potevo intuire che la Responsabile stava parlando loro di Stan ma, mentre la donna della coppia ascoltava attentamente, l''uomo si guardava intorno incuriosito e mosse qualche passo nella mia direzione così che ebbi modo di osservarlo meglio. Anche lui mi guardò e per un attimo i nostri sguardi si incontrarono. L'ammirazione che vi lessi non sapevo se era per me ma mi accorsi di desiderarla. Stranamente quella coppia mi aveva suscitato un'emozione che non era da me. In un attimo volli sbarazzarmi da quei sentimentalismi che volevo non mi appartenessero e lentamente, sempre con il suo sguardo su di me, mi avvia verso la mia cuccia. Mi rannicchiai al mio solito modo ma non riuscivo a distogliere l'attenzione dalle loro voci. Ad un tratto sentii che si facevano sempre più vicine e che stavano venendo proprio verso il mio recinto. Non mi fu difficile capire che la porta si stava aprendo, sentii distintamente i loro passi che si fermavano poco distanti dalla mia casetta ed intuii che erano lì per vedermi. Cosa vorranno da me ??? Non avevo mai preso in considerazione il fatto che qualcuno potesse interessarsi a me, dopo le disavventure patite solo qualche mese prima era una ipotesi che non mi apparteneva. Difesa dietro quella mia corazza virtuale pensavo di essere immune da sentimentalismi e sdolcinerie. Ma mi sbagliavo !!! Ancor prima che potessi rendermene conto un'idea mi balenò per la testa "forse vogliono adottarmi" pensai con un tuffo al cuore per la felicità. Subito mi liberai da quest'idea ma, anche non volendo, continuava a ripresentarsi alla mia mente. Inconsapevolmente mi trovai a camminare verso di loro. Io non uscivo quasi mai dalla mia cuccia ma questa volta non seppi resistere, mi avvicinai al "lui" della coppia e, senza che me ne accorgessi, gli baciai il dorso della mano che lui aveva rivolto verso di me. Subito lui si chinò sulle ginocchia e mi accarezzò sotto il mento, lo fissai negli occhi e vi trovai affetto, tenerezza e sensibilità. Restammo qualche istante così, quasi immobili, a guardarci stupiti e meravigliati. La mia corazza però non si era dissolta pertanto mi ricomposi da quell'atteggiamento e mi allontanai, ma di nuovo non seppi resistere, mi dovetti voltare per riguardare quella persona e vidi che anche lui non aveva stacccato gli occhi da me. Tornata alla mia cuccia mi accorsi che il compagno che era con me nel recinto si stava dando da fare con la "lei" della coppia zampettandole sulle gambe non accorgendosi che le stava impiastrando di fango i vestiti. Lei era dolcissima, permetteva al mio compagno di sporcarle i vestiti cercando di evitare il fango spostandosi ma mai rifiutando i suoi approcci. Decisi allora di uscire di nuovo dalla cuccia per far capire al mio compagno, per l'ennesima volta, che non doveva essere coì invadente. Mi avvicinai e da dietro allungai una zampa sulla schiena del mio compagno togliendolo dai pantaloni di lei. La guardai negli occhi per capire se avesse apprezzato o meno questo mio comportamento. I suoi occhi erano colmi di riconoscenza, di stupore e di quella dolcezza che raramente ho incontrato, "che donna stupenda, chissà come deve essere bello diventare amiche" pensai. Anche lei si abbassò sulle ginocchia e mi accarezzò sotto il mento ... che tocco delicato, che dolcezza ....dovetti correre via perchè non volevo che si accorgesse di come mi piaceva ..... sempre la maledetta corazza che si faceva padrona di me. Si fermarono a parlare con la responsabile del Rifugio per un altro po' .... non sentii cosa si dissero ma vidi che, prima di uscire dal mio recinto, mi cercarono ripetutamente. Lottai contro la corazza, uscii finalmente dalla mia cuccia e mi presi quelle loro coccole. Se ne stavano andando ... peccato. La mia corazza si riforzò ulteriormente.

Non credetti ai miei occhi quando la mattina del 14 dicembre, una decina di giorni dopo la loro prima visita, rividi la stessa coppia di persone entrare al Rifugio, parlare con la Responsabile e, mentre il "lui" entrava negli uffici (non ho ancora capito a far che cosa) la "lei" accompagnata dal personale del Rifugio entrava nel mio recinto, mi prendevano e mi facevano uscire. Lei era impacciata, capivo che avrebbe volto stringermi, abbracciarmi e coccolarmi ma, non so perchè, era come se temesse di farmi del male. Avvertii ancora quella magnifica emozione che avevo provato al primo incontro .... ma "lui" dov'era ??? Dagli uffici sembrava non dovesse più uscire. Finalmente anche lui fu con noi, mi misero la solita pettorina che usavo per le passeggiate nei boschi. "Ma sono venuti qui per fare un giretto nei boschi con me ???" mi chiesi, una tristezza improvvisa si impadronì di me accompagnata dalla delusione ..... io speravo mi adottassero !!!! Lui si accorse della mia tristezza ed allora, con fare risoluto ma dolce al contempo, mi prese in braccio e mi accompagnò sino alla loro automobile .... "ma allora non si va nei boschi" pensai. Ricordo che pioveva anche quel giorno e vidi che, sia la coppia che i responsabili del Rifugio, si dettero da fare con ombrelli e teli per ripararmi dalla pioggia e per sistemarmi al meglio sul sedile posteriore dell'auto. Una volta in macchina, vicino a me si sedette lei e, con quella dolcezza che le riconobbi già dal primo incontro,  mi asciugò dalle poche gocce di pioggià che mi avevano bagnata nonostante i ripari. Lui si mise davanti a noi, seduto di fronte ad una serie di quadranti luminosi con una cosa circolare in mano che gli serviva per manovrare l'auto perchè potesse avviarsi verso casa, verso la nuova casa, verso un mondo nuovo tutto da scoprire. Io me ne stetti tranquilla per tutto il viaggio non sapendo se abbandonarmi alla felicità che sentivo dentro di me oppure non credere ancora ad un'evidenza di cui si accorge solo chi non ne è coinvolto.